Territorio

Siamo sulle colline di Maggiora, in provincia di Novara, ai piedi del Monte Rosa. I porfidi rossi e le rocce di un Supervulcano fossile, riconosciuto nel 2013 come Geoparco dall’UNESCO, compongono il terreno su cui sorgono i vigneti che, grazie all’interazione con un microclima favorevole, rendono questo terroir particolarmente vocato per la coltivazione di Nebbiolo (Spanna), Vespolina e altre uve.

Nel libro “L’incredibile storia del Supervulcano del Sesia”, scritto dal professor Sinigoi, è ben raccontata la straordinaria vicenda geologica, iniziata circa 300 MA quando sulla terra vi era un enorme continente – la Pangea –  disseminato da numerosi vulcani. Circa 280 MA, dopo circa 10 milioni di anni di eruzioni, in quella che poi sarà la Valsesia, avvenne una super eruzione che fece collassare l’area vulcanica formando una caldera di almeno 15 km di diametro, il supervulcano. In un unico scoppio vennero scagliati in aria più di 500 km cubici di materiale piroclastico, nubi ardenti e ceneri, oscurando il cielo per anni,  modificando il paesaggio e condizionando il clima. Poi tutto si fermò. Circa 100 MA,  l’Africa si staccò dal Sudamerica iniziando la sua deriva, andando successivamente a collidere con l’Europa. Per via di questa spinta, circa 30 MA, iniziò l’orogenesi alpina,  la nascita delle nostre montagne, “facendo risalire le sue parti più profonde, come un ricciolo di burro spinto da un cucchiaio” a ridosso della Linea Insubrica, e al tempo stesso mostrando tutto il sistema di alimentazione del supervulcano, ormai fossile. Grazie a questo processo, oggi possiamo osservare in superficie quello che costituiva la crosta terrestre sotto al vulcano, fino ad una profondità di circa 25 km. Un unicum al mondo.

Dal punto di vista viticolo,  questa scoperta ha spiegato e valorizzato la diversità e la specificità  di quest’area dell’Alto Piemonte, dove in una piccola area geografica coesistono le sabbie marine del Lessona, i terreni fluvio-glaciali del Ghemme, Fara e Sizzano e quelli  ferrosi e in parte vulcanici del Gattinara, con i porfidi vulcanici del Boca e del Bramaterra, con un unico denominatore comune: l’acidità dei suoli.

mappa geologica supervulcano della Valsesia
mappa geologica supervulcano della Valsesia

Nello specifico dei cosiddetti “vini di fuoco” ( Boca, Bramaterra e Gattinara) il terreno è costituito da porfidi dell’antica caldera databili 280 MA, molto anteriori e diversi dalle morene fluviali e glaciali di origine alpina, seppur materiale piroclastico si è trovato sparso anche in zone limitrofe non specificatamente vulcaniche, come effetto della potentissima esplosione. Il blocco porfirico in cui sono completamente inseriti i vigneti che costituiscono la doc del Boca,  è roccia effusiva di composizione equivalente al granito, di color rosa carico, con fenocristalli di quarzo e feldspato potassico.